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Gap generazionale in azienda: il punto di vista della Generazione Z

Le righe che seguono sono state scritte da Carlotta Cento, giovane studentessa di Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, che sta svolgendo presso di noi il suo stage curriculare. Le sue esperienze di vita in azienda sono ancora limitate, ma si è documentata e ci offre il suo punto di vista, senza dubbio interessante.

In che modo sono cambiati i valori nelle nuove generazioni?

Immaginate di avere 25 anni, avete appena cominciato a lavorare in una grande azienda e non potreste essere più entusiasti. Tutto sembra perfetto, la sede è in centro, avete una scrivania con una bella vista, potete usufruire di qualche benefit , i vostri colleghi sembrano essere disponibili ed educati nei vostri confronti e fin da subito cominciate a lavorare ai primi progetti con il team a cui siete stato assegnato. Tuttavia, con il passare dei mesi, vi rendete conto che nonostante le attività che svolgete quotidianamente siano perfettamente in linea con i vostri studi e i vostri interessi, ciò che fate non vi basta più, vorreste confrontarvi con idee diverse, più stimolanti, vorreste poter imparare di più  e comunicare con professionisti più esperti e ricevere dei feedback da loro, vorreste semplicemente maggiori spunti di riflessione, essere coinvolti di tanto in tanto anche in progetti che possano mettervi alla prova, eppure, nonostante voi facciate presente questa necessità, questi cambiamenti stentano ad arrivare. L’unico momento di pausa dal raggiungimento dell’obiettivo lavorativo rimane la pausa caffè e non vi rimane molto tempo libero per saziare le vostre curiosità perché le giornate in ufficio sono sempre più lunghe e le scadenze sempre più ravvicinate. In che modo agireste?

La risposta a questa domanda è ciò che realmente differenzia le vecchie generazioni dalle nuove generazioni.

In passato nessuno avrebbe anche solo minimamente pensato all’idea di rinunciare a tutto questo (una situazione complessivamente positiva) in così breve tempo, soprattutto con la speranza di poter un giorno crescere in azienda e riuscire ad acquisire maggiori responsabilità. Oggi invece i dati ci dicono tutt’altro: noi giovani non siamo spaventati dall’idea di cambiare lavoro o addirittura piano di vita, a discapito di qualche benefit o centinaio di euro in meno; abbiamo una forte consapevolezza del tempo che il lavoro impiega nella nostra vita e non abbiamo nessuna intenzione di scendere a compromessi.

Nell’era dell’apparenza per eccellenza dei social, sembrano infatti essersi ripresi valori sorprendentemente più sinceri che mettono al vertice come priorità i valori dell’azienda, la dinamicità, la creatività, le relazioni interpersonali, le opportunità rispetto ad uno stipendio stellare o una macchina di lusso.

La sovra informazione a cui quotidianamente siamo esposti ha permesso a noi giovani di vedere e poter interagire con numerosissime prospettive diverse e la nostra definizione di successo è radicalmente cambiata. Ovviamente belle case e belle macchine rimangono simboli di un certo status sociale a cui molti bramano, non prendiamoci in giro, tuttavia abbiamo imparato ad essere più sinceri nell’ammettere quando tutto questo non ci basta più, non ci rende felici e per sentirci vivi abbiamo creato un’altra definizione di successo: far succedere le cose. Se la nostra vita lavorativa non ci soddisfa siamo molto più propensi delle generazioni passate a prendere atto di ciò e stravolgere la situazione per sperimentare, pur non avendo certezze.

Siamo una generazione di innovatori per eccellenza e non perché siamo dotati di chissà quale intuito strabiliante (come invece poteva accadere in passato) ma perché sentiamo la necessità impellente e il bisogno di stare al passo con un mondo che si sta evolvendo ad una velocità mai vista prima; ciò che spesso viene sottovalutato è quanto tutto questo possa spaventare, disorientare e preoccupare enormemente. È per questo che i valori e i principi morali si riposizionano come priorità centrali in ogni ambito della nostra vita: abbiamo bisogno di una direzione. Sentiamo che ciò che è stato fatto in passato in qualche modo non ha funzionato e sentiamo sulle nostre spalle la responsabilità di dover cambiare, con la consapevolezza che ci scontreremo con chi invece è già abituato a vivere così da troppo tempo e che, a dire il vero, si trova anche bene lì dov’è e non ha intenzione di cambiare.

Questi sono temi con cui in realtà ogni generazione si è scontrata, ma mi sento di dire che, in una situazione come la rivoluzione digitale che stiamo vivendo, questi bisogni risuonano ancora più chiari e coinvolgono realmente tutti, anche chi non ne è pienamente consapevole. Viviamo in un’epoca in cui è possibile postare un video e arrivare a parlare ipoteticamente a tutto il mondo, e con strumenti del genere abbiamo tutti l’aspirazione di avere qualcosa da condividere con chiunque sia all’ascolto, e per avere qualcosa da dire che nessuno ha mai detto, si deve avere anche il coraggio di pensare a qualcosa a cui nessuno ha mai pensato.

In che modo questi valori si riflettono nella realtà lavorativa

Temi come l’inclusione, la cooperazione, la diversità culturale, il work-life balance, l’innovazione tecnologica, la formazione continua, la sostenibilità, la cultura del feedback, la creatività diventano aspetti fondamentali per ogni azienda che ha intenzione di assumere e trattenere giovani talenti.

Oggi difficilmente è solo il candidato che deve convincere l’azienda di essere la persona giusta per un certo ruolo, al contrario ora è l’azienda che deve fare molta attenzione a veicolare i messaggi giusti per attrarre chi davvero potrebbe sentirsi a proprio agio in quell’ambiente di lavoro. Non basta attrarre, ma si deve essere anche sinceri nel rispettare le aspettative del giovane e dare modo di sperimentare ciò che gli è stato raccontato in fase di selezione.

Questo perché i giovani non hanno paura di lasciare un posto di lavoro per un altro che sentono più in linea con i propri principi o più intellettualmente stimolante. Il rischio è di andare incontro ad un elevato turnover che renderebbe altamente difficoltosa la gestione della formazione e non permetterebbe la giusta crescita dei giovani talenti necessaria per raggiungere un certo grado di innovazione in azienda, e si rischierebbe di rimanere indietro. Così indietro da rischiare di essere considerate delle aziende di vecchio stampo, che difficilmente attirerebbero l’attenzione di giovani realmente motivati.

Occorre quindi:

– Puntare maggiormente su una gestione orientata al team-building e ad una atmosfera di uguaglianza e coinvolgimento, in cui non ci sono capi, né gerarchie strutturate, bensì una gestione reticolare di persone che sono interessate a cooperare per avvicinarsi al raggiungimento di un certo obiettivo.

– Aiutare i dipendenti che hanno famiglie a gestire al meglio il loro tempo di lavoro cosi da potersi dedicare maggiormente alle loro vite private.

– Abbattere gli orari di lavoro canonici e permettere ai dipendenti di gestire il proprio orario di lavoro durante la giornata liberamente, in un’ottica maggiormente orientata alle scadenze e agli obiettivi a medio-lungo termine

– Dare loro la possibilità di poter “contaminare” con le proprie idee anche realtà lavorative ben lontane della propria, creando spazi in cui poter allargare le proprie prospettive e imparare da altre persone

– Puntare sulla formazione continua, ricercare il potenziale inespresso nei dipendenti e dare la loro la possibilità di esprimerlo

– Dare la possibilità di partecipare ad attività di volontariato, coprendo i costi necessari, per permettere  di crescere e sentirsi stimolati come persone, oltre che come lavoratori

– Lasciare loro un certo grado di libertà nel prendere le proprie decisioni e considerare realmente le loro intuizioni nonostante la poca esperienza

– Prevedere sportelli di orientamento per la carriera o di counselling psicologico

Queste sono solo alcune delle idee che oggi alcune azienda stanno cercando di implementare e che sembrano avere successo in termini di motivazione e produttività. Con un po’ di creatività e pazienza si hanno infinite possibilità per gestire al meglio le giovani menti nella loro individualità, in modo da aiutare sia loro che l’azienda verso una crescita graduale.

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Barbara Badiali

“La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità.” (Albert Einstein)

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