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Coltivare il pensiero creativo

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Foto di Tim Mossholder su Unsplash

“Tutti parlano del tempo, ma nessuno sembra fare nulla a questo proposito” scrive l’autore Charles Dudley Warner. Lo stesso si potrebbe dire del pensiero creativo. Dall’inizio del XXI secolo, questo è stata un punto fermo negli elenchi delle competenze essenziali sul posto di lavoro. Ma purtroppo, raramente aziende e individui sviluppano questa competenza nella realtà quotidiana.

Al momento, la richiesta di pensiero creativo sta superando l’offerta. “The Future of Jobs Report” del World Economic Forum inserisce il Pensiero creativo tra le quattro competenze più importanti nel mondo del lavoro per il 2025, con due terzi dei datori di lavoro che si aspettano un aumento della sua importanza entro il 2030. La creatività è anche un catalizzatore, che alimenta altre competenze richieste come la resilienza, la flessibilità, l’agilità, la leadership, la curiosità e l’apprendimento continuo.

Nonostante questi dati, solo un adulto su quattro pensa di utilizzare nel modo migliore il proprio potenziale creativo, e il gap creativo è particolarmente evidente nei trend di selezione. Il pensiero creativo è una delle competenze più carenti nei candidati, come annota la Society for Human Resources Management. Uno studio di Linkedin va oltre, identificando la creatività come la competenza richiesta che scarseggia maggiormente sul mercato del lavoro.

Il problema, in parte, sembra legato alle opportunità educative e di formazione e alla mancanza delle stesse.

Riguardando alle loro carriere scolastiche, i dipendenti riconoscono che avrebbero avuto bisogno di essere formati sui temi della creatività. Secondo il report di Adobe “Creativity and Education: Why It Matters”, il 71% dei lavoratori che hanno frequentato il college affermano che sarebbe stato opportuno avere un corso dedicato al tema della creatività.

La buona notizia è che la creatività è una competenza che si può imparare e allenare. Secondo il World Economic Forum, l’85% dei datori di lavoro sta dando priorità all’ampia necessità di aggiornamento delle competenze della forza lavoro, includendo la creatività.

Ci sono numerose buone ragioni per sostenere la creatività nell’ambiente di lavoro. Secondo l’articolo di McKinsey “Creativity Bottom Line” le organizzazioni che danno priorità a questa competenza realizzano una crescita organica maggiore del 67%, rendimenti per gli azionisti maggiori del 70% e un aumento del 74% del valore netto aziendale.

Guardando il tutto dal lato dei dipendenti, la creatività aumenta il well-being, il coinvolgimento e la soddisfazione verso il lavoro, mentre riduce il turnover e l’assenteismo. I ricercatori Dimitrios Bousinakis e George Halkos hanno provato che la creatività è 2,5 volte più efficace degli incentivi finanziari per aumentare la soddisfazione nell’ambiente di lavoro.

Il Journal of Creative Behavior afferma che, forse, il motivo più forte per promuovere il pensiero creativo è il fatto che il tratto è fondamentalmente un’abilità per la sopravvivenza. I biologi evoluzionisti suggeriscono che le abilità che i giovani animali sviluppano più velocemente sono quelle che saranno poi essenziali nella loro vita futura. Per esempio, i cuccioli di leone inseguono e balzano per prepararsi a cacciare da adulti, e i bambini umani sono naturalmente fantasiosi (una competenza cruciale per il pensiero creativo e l’innovazione).

Ma, secondo Kh Kim in “The Creativity Challenge” il pensiero creativo declina con il passare del tempo – un fenomeno che la maggior parte degli adulti hanno sperimentato. Se la creatività è la chiave per l’adattamento e la resilienza, perché gli esseri umani lasciano che si spenga proprio quando ne abbiamo più bisogno? Come mai prima, il mondo del lavoro in rapido cambiamento richiede il pensiero creativo.

In questo saggio:

  • Spieghiamo la natura della creatività
  • Identifichiamo le quattro fasi del pensiero creativo
  • Presentiamo sei strategie per migliorare il pensiero creativo
  • Descriviamo modi per facilitare la creatività a livello individuale, di team e organizzativo
  • Forniamo opportunità per combinare il pensiero creativo con l’intelligenza artificiale

Le basi della creatività

Un malinteso comune sulla creatività è che sia necessaria solo nell’ambito della creazione artistica. Tuttavia, mentre è vero che di solito si esprime creatività attraverso l’arte, la stessa non è solo un’abilità artistica. La creatività è un modo di pensare e di risolvere problemi che porta a risultati originali e di valore. Tutti gli esseri umani possiedono gli strumenti per essere creativi e molti ambienti e circostanze moderni come gli ambienti di lavoro, la tecnologia e le convenzioni quotidiane esistono grazie alla creatività umana. Ciò che la nostra mente può immaginare,  la nostra destrezza fisica può renderlo reale e fruibile.

Un modo utile per comprendere la creatività ha preso le origini da Ruth Noller, uno dei membri fondatori del Center for Applied Imagination alla Buffalo State University. In passato docente di matematica, Noller ha creato una formula per spiegare la natura della creatività (vedi la figura). La formula suggerisce che il comportamento creativo risulti dalla combinazione di conoscenza (ciò che sai), immaginazione (ciò che puoi ideare) e valutazione (come effettivamente valuti e sviluppi le idee). Tutti e tre gli elementi sono essenziali – senza una sufficiente dose di conoscenza, immaginazione e valutazione sarà difficile avere un risultato creativo.

Ma solo questi elementi non sono sufficienti: il comportamento creativo è anche una funzione delle attitudini personali. Un mindset creativo – caratterizzato da apertura, curiosità e volontà di esplorare nuove idee – attiva e ottimizza la conoscenza, immaginazione e valutazione di una persona.

La formula di Noller aiuta a spiegare due consolidate osservazioni sulla creatività. La prima è che l’intelligenza è un debole predittore della creatività, dato che supporta principalmente l’acquisizione di conoscenze e il pensiero critico. Questo d’altra parte potrebbe minare l’apertura e la flessibilità necessarie per la creatività. Secondo, la creatività diminuisce con l’età. Con il passare del tempo, la pressione dei pari, i rigidi sistemi di insegnamento e le conoscenze accumulate soffocano l’immaginazione e la predisposizione alla creatività.

Il modello FourSight

I corsi di formazione sulla creatività aumentano notevolmente le abilità divergenti come la fluidità, la flessibilità e l’originalità di pensiero così come il problem solving, le performance, un atteggiamento creativo, scrivono Ginamarie Scott, Lyle E. Leritz e Michael M. Mumford nel Creativity Research Journal.

I corsi di formazione sulla creatività più efficaci hanno le caratteristiche che seguono.

I corsi sono basati su modelli cognitivi. Il pensiero creativo prospera quando gli individui possono praticare e perfezionare la complessa gamma di competenze fondamentali che lo supportano. Pertanto, è necessario suddividere il processo creativo in fasi sequenziali e strategie deliberate.

In sostanza, il processo creativo segue quattro fasi che formano un quadro ripetibile, noto come Modello FourSight per la risoluzione dei problemi:

  1. Chiarire: capire il problema
  2. Ideare: generare un’ampia gamma di idee
  3. Sviluppare: rifinire le buone idee e trasformarle in grandi soluzioni
  4. Implementare: creare un piano e monitorare l’execution

Ogni fase implica specifici principi e strumenti cognitivi che trasformano i naturali istinti creativi in un approccio deliberato e strutturato, che i membri del team possono apprendere, allenare e padroneggiare.

I partecipanti applicano le strategie di pensiero creativo subito dopo la loro introduzione. Come per ogni altra competenza, le persone possono padroneggiare la creatività attraverso la pratica.

La pratica di team è un ambiente ideale: semplici metodi di allenamento del pensiero creativo possono migliorare la creatività individuale e di team.  Tuttavia, per ottenere risultati ottimali e ottimizzare l’apprendimento, è importante applicare gli strumenti all’interno dei team. La condivisione di modelli, linguaggio e strategie migliora la collaborazione creativa, evitando che una singola personalità domini gli sforzi.

Senza un quadro comune, i team rischiano discussioni infinite o conflitti nocivi, spesso accontentandosi della prima idea minimamente accettabile solo per sfuggire a discorsi e dibattiti improduttivi. Al contrario, una collaborazione positiva ha un effetto moltiplicatore: la creatività di ogni membro del team alimenta e ispira gli altri.

(sintesi dell’articolo “Coltivare il pensiero creativo per il futuro del lavoro” di Gerard J. Puccio e Pamela A. Szalay)